Smart working tra fiducia e controllo – Business Workout

Il 31 di luglio terminerà il periodo transitorio in cui abbiamo utilizzato lo smart working in modalità attenuata, dato che si è trattato per lo più di un “houseworking” che volenti o nolenti abbiamo dovuto applicare, senza poterci preparare prima. 

Da un giorno all’altro ci siamo ritrovati a lavorare nelle nostre case e abbiamo cercato di continuare a lavorare come fossimo stati in ufficio, con le stesse logiche perché non eravamo preparati.

Il salto culturale è però passare ad un’organizzazione del lavoro non più basata sul tempo ma sugli obiettivi da raggiungere, passando dal controllo a cui siamo abituati alla fiducia.

La tentazione di lavorare da casa come fossimo in ufficio, come se non fosse cambiato nulla è sempre presente, perché il controllo è più facile e dà sicurezza, è legato all’ansia da prestazione e alla paura di sbagliare attraverso gli errori degli altri.

Nello smart working non c’è vincolo di orario né di luogo di lavoro. Non è quindi facile conciliare il lavoro con le esigenze dei clienti, che telefonano in orario di ufficio e sono abituati a trovare l’ufficio o lo studio aperto nell’orario “standard”.

Non è neppure facile dare fiducia alle persone, perché la fiducia è un processo che si costruisce nel tempo, attraverso la coerenza nei comportamenti.

La fiducia si costruisce man mano che si verifica che la persona con la quale ci stiamo relazionando rispetta il “patto” che c’è tra noi, che si impegna a fare le cose nei tempi che dichiara e che abbiamo concordato. E che se non riesce a mantenere i tempi o a fare le cose ti avverte.

Dare fiducia alle persone comporta sapere che la persona ha le competenze per fare quel certo lavoro, che lo farà bene e con attenzione, che se non è in grado di farlo te lo dirà o si auto-formerà in autonomia.

Per impostare il lavoro sulla fiducia è fondamentale la trasparenza comunicativa, essere attenti ai flussi della comunicazione e favorirla. Parlare chiaro, dirsi le cose con franchezza e serenità.

Passare dal lavoro gestito in base al tempo al lavoro gestito in funzione degli obiettivi da raggiungere vuol dire – ad esempio – passare dal pensiero “oggi ho lavorato tot ore” al pensiero “oggi ho chiuso tot dichiarazioni”.
La variabile tempo c’è sempre, perché il numero di ore lavorate non deve cambiare, ma è l’obiettivo che è diverso, non è il tempo che scorre ma l’efficienza e il raggiungimento del risultato.

E anche il controllo continua ad esserci, ma non è puntuale e specifico su ogni singola azione. Il controllo è sul raggiungimento del risultato, passando per il controllo di risultati parziali. E’ un controllo innanzitutto del processo e dello “stato avanzamento lavori” rispetto all’obiettivo.

L’attività di consulenza fiscale, fatta di scadenze ed adempimenti, è perfetta per lavorare in autonomia e per obiettivi: ogni singola scadenza può essere gestita come singolo progetto, pianificata e portata avanti.

Un’organizzazione cambia se cambia la “testa” dell’organizzazione… per cui, diamoci da fare ed accettiamo il cambiamento. Tenendo presente che smart working o non smart working non cambia nulla, chi lavorava prima lavora anche adesso, forse di più. E di chi ci fidavamo prima ci fidiamo anche adesso, controllo o non controllo. Se non ci fidiamo possiamo provare a parlarne col collaboratore con chiarezza e autenticità, perché senza la fiducia il rapporto lavorativo non funziona, per entrambe le parti.

Articolo a cura di Emanuela Barreri

Originariamente pubblicato su Ratio Quotidiano giovedì 2 Luglio

 

Photo by Jorge Salvador on Unsplash

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