Lo studente di Psicologia #3

Ogni facoltà ha le sue peculiarità specifiche, ma nel caso di Psicologia bisogna dire che gli studenti che ne popolano il campo sono spinti da una profonda curiosità e voglia di sapere circa la mente umana, i suoi processi, le sue rappresentazioni e ancor di più il suo funzionamento.

 

Cosa vuol dire effettivamente essere iscritti a Psicologia?
 

Materia estremamente affascinante ma, come in qualsiasi altra facoltà, il lavoro si fa duro sin da subito: psicologia generale, psicologia dello sviluppo, psicologia sociale e dei gruppi, delle organizzazioni, psicologia dinamica,
analisi dei dati sono alcune delle materie “pilota” su cui inizia a formarsi il futuro psicologo.

E per ogni esame, ci sono da guadagnare dai 6 ai 12 crediti e da studiare i grandi libri, capisaldi della psicologia,
il tutto condito con lezioni dei corsi, laboratori e tirocinio.

Penso che lo studente di psicologia, oltre che portare avanti le attività didattiche classiche, debba anche cominciare a interessarsi del mondo che lo circonda a tempo pieno, o almeno part-time.
Perché per diventare psicologi bisogna, prima di ogni altra cosa, imparare ad osservare.  

Testa sui libri? Sì, ma non troppo!

Ed ecco che lo studente di psicologia in libera uscita inizia a praticare il suo hobby principale: people watching.
 Quale migliore occasione per fare un po’ di pratica informale se non… il bar, appena usciti dall’aula studio, con concetti e teorie belli caldi?

Può effettivamente essere molto divertente osservare le espressioni facciali delle persone e i comportamenti di gruppo, ma potrebbe anche risultare molesto per il soggetto osservato che, prima o poi, si accorgerà di noi e il rischio che ci attribuisca altre intenzioni è alto. Consiglio di spostare questo hobby, che tutti più o meno abbiamo avuto, sulla visione di qualche serie tv (di cui vi parlerò meglio nel prossimo numero della rubrica.)

Insomma, la materia psicologica è enormemente suggestiva per la maggior parte delle persone.

 

Uno degli errori più classici in cui incappa il neofita della psicologia è quello di andare a ricercare nei libri – più o meno volontariamente – caratteristiche di sé o di persone che conosce per trovare delle spiegazioni dei propri o altrui pensieri o comportamenti.

Ricordo che durante l’esame di Psicologia Dinamica, la professoressa ci disse a inizio corso: “Non cercate di riportare quel che state studiando a voi, non funziona e rischiate di fare un pasticcio”. Avvertimento sacrosanto. E’ come andare a cercare: “Mal di pancia” su internet: in pochi click ti accorgerai che potresti morire da un momento all’altro (oppure il mal di pancia ti viene dopo aver letto).

Con un manuale diagnostico davanti è un attimo che diventi borderline.

Quindi giovani iscritti, tenetevi lontano da facili attribuzioni su di voi e sugli altri e non permettete a nessuno studio o teoria di de-personalizzare voi o i vostri futuri pazienti.

Preoccupatevi però anche se ciò non accade mai, perché è proprio attraverso quanto vi ho appena descritto che nasce quella sana deformazione professionale, fedele compagna di viaggio che avrete a fianco finché morte non vi separi. 

(to be continued…)

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