Il lavoro di gruppo al tempo del coronavirus

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Per non perdere le potenzialità del lavoro di gruppo sul web è necessario un cambiamento di mentalità.

 

L’esperienza che stiamo vivendo cambierà il nostro modo di lavorare?

 
Molto probabilmente sì. L’uomo è un animale abitudinario, per cui se iniziamo a lavorare online – come stiamo facendo – continueremo anche quando tutto sarà finito e non sarà più necessario stare distanti uno dall’altro.

Sarà quindi possibile continuare a lavorare in gruppo e poter dare quel risultato “potenziato” che solo il confronto con gli altri ci consente di dare?


Certamente si, in modo diverso. Lavorare in gruppo sul web richiede un cambio di mentalità, una 
maggiore disponibilità all’ascolto e tanta pazienza. 

Per poter collaborare a distanza dovremo imparare – e lo stiamo facendo – a tollerare gli intoppi e ad accettare gli aiuti degli altri. In particolare dovremo accettare l’aiuto dei giovani, che sanno muoversi meglio e più velocemente con la tecnologia.
Per collaborare a distanza dovremo fare uno sforzo ed immaginare di essere tutti intorno ad un tavolino, magari condividendo lo stesso documento, sul quale scriveremo uno per volta.
 

Sul web parleremo uno per volta, ascolteremo di più. Potremo scrivere e condividere i nostri pensieri mentre un altro sta parlando, magari in chat parallele.

Per rendere produttivo il nostro il tempo sarà molto importante chi condurrà le riunioni e/o i lavori, che dovrà portarci all’obiettivo. Si svilupperanno nuove professionalità e competenze, perché saper gestire lavori in team virtuali non è da tutti, e cogliere queste opportunità vuole dire vedere la crisi come momento di cambiamento e di crescita.

Il lavoro di gruppo sul web è sicuramente una questione di mezzi o strumenti utilizzati ma anche una questione di sensibilità ed ascolto. E’ una danza delle menti, in cui i tempi e i movimenti vengono intuiti e messi in atto senza pensare.

Come in tutte le danze l’esercizio è importante, perché si impara facendo. Anche se all’inizio ci viene imposto, questa volta non da un’altra persona ma da un virus che al momento non riusciamo a controllare.

Articolo originariamente uscito su Ratio il 16/03

a cura di Emanuela Barreri

Photo by Allie Smith on Unsplash

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