La casa e le abitudini – Appunti di una psicoterapeuta #7

Silvia Tedone - Psicologa

Le abitudini quotidiane sono più di quante pensiamo: costellano le nostre giornate nel profondo delle nostre azioni e servono a creare sicurezza e stabilità.

 

La ripetizione è, in generale, un aspetto fondamentale della nostra vita, ma non ha lo stesso valori per tutti, soprattutto non ha lo stesso valore per noi stessi in ogni momento della vita: dipende dalla fase che stiamo attraversando. Per esempio, da bambini la ripetitività occorre all’apprendimento: utilizzare gli stessi giochi, riascoltare canzoni o favole e il riutilizzo degli stessi oggetti (pensiamo per esempio all’importanza della voce della mamma o al biberon) sono tutte azioni che creano una stabilità psichica su cui il bambino può appoggiarsi per proseguire il suo sviluppo.

In psicoanalisi si parla infatti di “costanza dell’oggetto” intendendo con “oggetto” un elemento psichico che viene interiorizzato – ovvero assimilato dalla mente – per la sua funzione specifica.

Il racconto ripetuto della favola a lieto fine permette di interiorizzare/portare e tenere dentro di sé un oggetto buono.

Proprio come se lo stessimo mangiando con la mente. Questo oggetto buono che si riattualizza per 10, 20, 30 volte  trova una collocazione stabile nella mente del bambino. Nella pratica: se da piccoli ci hanno insegnato che il lieto fine è possibile e ce lo hanno fatto esperire, allora ci crederemo sul serio da adulti e agiremo nel mondo affinché ciò accada.

Questo è ciò che succede in continuazione per il resto della vita: cerchiamo, più o meno consciamente, di introiettare esperienze buone per noi che ci portino a credere puntualmente che “andrà tutto bene”.

 

E con le relazioni?

Lo spazio domestico è un luogo pieno di azioni ripetute e di “costanze” non solo per quanto concerne il mondo fisico intorno a noi, ma anche dal punto di vista relazionale. Tradotto…siamo sempre con le stesse persone e se abitiamo da soli il compagno fisso che incontriamo ogni giorno è quello che sta dentro di noi.

Ma cosa succede quando la nostra quotidiana dose di relazioni buone che ci portiamo a casa alla fine di una normale giornata non arriva perché….la giornata non è normale?

 

Succede che le abitudini di cui sopra diventano essenziali: mancando i rifornimenti relazionali,  sempre più persone mi raccontano di star facendo esercizio fisico come non mai, di cucinare molto più di prima, di chiamare di più gli altri, di aver conosciuto meglio i vicini di casa fino a quel momento sconosciuti, ci guardiamo con comprensione. Abbiamo cominciato a fare yoga, meditazione. Il balcone è diventato un posto speciale, con aria pulita che riempie il nostro corpo. Ritroviamo oggetti perduti e riordiniamo gli spazi di casa nostra perché finalmente abbiamo il tempo di farlo.

Un decreto ci vieta di relazionarci perché siamo troppo fragili per avere contatti con gli altri e in questo modo possiamo finalmente guardarci dentro e intorno.

Possiamo ritrovare, in questi due luoghi, gli ingredienti a noi necessari per riequilibrare la nostra dieta relazionale

L’abbondanza che ci avevano spinto a raggiungere – di soldi, clienti, numeri e azioni –  è davvero necessaria?
Qual è, ora,  il vero significato di “fare rete” per vivere bene la nostra vita e il nostro lavoro?

Ecco a voi una riflessione doverosa.

Articolo a cura di Silvia Tedone

Photo by Carli Jeen on Unsplash

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