Licenziare ed essere licenziati

Uno dei temi più difficili da affrontare, da sempre, è il licenziamento.

Licenziare ed essere licenziati

 

Da un punto di vista psicologico il licenziamento è un trauma, una rottura non facile da gestire perché va ad interrompere una continuità che dava garanzia e sicurezza.

Essere licenziati: il licenziamento visto dal dipendente

 

Quasi sempre chi viene licenziato si sente deluso e tradito, molto spesso smarrito e confuso. Un misto di sensazioni ed emozioni che vanno dalla rabbia per il senso di ingiustizia al sentirsi incapace e sbagliato.

Può accadere di non riuscire ad intravedere nessuna via d’uscita e si può entrare in uno stato di depressione, con conseguenze anche sulla salute fisica. Tutto ciò indipendentemente dalle motivazioni o dalle cause giuste o sbagliate che hanno portato al licenziamento.

Licenziare: il licenziamento visto dal datore di lavoro

 

Però licenziare non è facile neppure per il datore di lavoro.

Certo, in questi casi le istruzioni per il buon datore di lavoro prevedono l’entrare in empatia con il proprio dipendente, ascoltarlo, accoglierlo e rincuorarlo.

Dirgli che ce la farà, che non è colpa sua.

Eppure, sapere che il licenziamento inciderà necessariamente sulla persona che si ha di fronte, al di là delle parole che si possono usare, è fonte di disagio, ansia e senso di colpa anche per il datore di lavoro.

In questi casi, il datore di lavoro preferirebbe scappare piuttosto di dover licenziare… anzi, molto spesso scappa davvero, delegando ad altri questa incombenza!

Affrontare e superare un licenziamento 

 

E’ possibile uscirne velocemente o almeno ridurre al minimo la sofferenza del licenziamento?

Per poterne uscire è necessario scendere nello sconforto per poi risalire, passare dentro alla sofferenza ed attraversarla per poterla poi lasciare andare.

Essere licenziati apre nuove possibilità per il lavoratore


Per il lavoratore è importante prendere coscienza che il proprio valore non è legato a quel lavoro specifico ma va al di là del ruolo lavorativo.
Che magari, durante quel lavoro, ha comunque imparato qualcosa che l’ha fatto crescere.

Pensare e comprendere che potrebbe essere l’occasione per cambiare, per seguire le proprie passioni, per reinventarsi è un buon inizio.
Magari per aprire un’attività, lavorare da casa, oppure per formarsi su qualche nuova materia o competenza. Oppure per trovare un altro posto in cui proseguire con lo stesso lavoro, ma in modo diverso.

Licenziare qualcuno insegna al datore di lavoro

 

Per il datore di lavoro è importante prendere coscienza che è necessario farlo, per il bene dell’azienda o dello studio e spesso per il bene degli altri lavoratori. Qualcuno deve farlo: in quel momento tocca a te, datore di lavoro, perché ti sei assunto l’onere di guidare l’azienda o lo studio che hai creato. Anche se è vero che stai spargendo dolore e sconforto, e che hai davanti una persona che non è solo lavoro e che non è sbagliata, ma non è adatta in quel momento nella tua azienda o nel tuo studio. Questa stessa persona potrebbe invece essere adatta per altri!

Dall’esperienza si può imparare: è l’occasione per essere più chiaro, la prossima volta che assumerai, col tuo collaboratore… non è più come in passato, ti assumo e rimarrai con me tutta la tua vita, ma ti assumo e faremo insieme un pezzo di strada. Se poi le condizioni ce lo consentiranno proseguiremo, ma in ogni caso ne parleremo strada facendo, perché tutto è cambiato, anche il “rapporto di lavoro dipendente”.

Che già in passato, ma a maggior ragione oggi, è una relazione tra persone.

Articolo a cura di Emanuela Barreri originariamente pubblicato su Ratio Quotidiano il 8/06/2020

Photo by Burst on Unsplash

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