Covid-19: cosa abbiamo imparato – Emanuela Barreri

Emanuela Barreri

È innegabile il Covid-19 ha portato anche un aumento delle competenze digitali e comunicative che ci ha resi tutti un po’ più empatici, anche attraverso lo schermo delle mascherine.

 

Da quando è iniziato il Covid-19 i nostri pensieri sono quasi sempre stati indirizzati agli aspetti negativi della pandemia e ai cambiamenti sfavorevoli che abbiamo dovuto subire.

Ma se volessimo guardare con uno sguardo diverso, cosa potremmo dire di avere imparato in questo anno di fatiche? Tante cose.

 

Abbiamo imparato a comunicare con le persone attraverso un video, riconoscendo il loro stato d’animo dallo sguardo e dal tono di voce. Siamo diventati più sensibili e attenti alle sfumature, alle insofferenze e alle stanchezze dei volti. Siamo più attenti quando telefoniamo alle persone, chiediamo se sono liberi e se possono parlare. Prendiamo appuntamenti telefonici.

Se dovessimo definire queste competenze, diremmo che siamo migliorati nelle nostre competenze comunicative, senza aver frequentato nessun corso o stage o studiato libri.

 

Ma non finisce qui. Abbiamo acquisito maggiore consapevolezza del rapporto vita-lavoro, ne parliamo e non ci preoccupiamo di parlarne. Questo non vuol dire che l’equilibrio vita-lavoro sia migliorato o peggiorato, per alcuni sarà migliorato e per altri sarà peggiorato, però adesso ci pensiamo e riflettiamo tutti.

Lo smart working ha avvicinato il mondo del lavoro e la nostra vita privata, talvolta mischiando e confondendo tempi e ruoli, rendendo la vita privata meno privata e il lavoro meno lontano e separato.

Casa e lavoro non sono più così distanti e cerchiamo il più possibile di proteggere i nostri momenti liberi, anche se probabilmente lavoriamo di più e guadagniamo meno.

Non abbiamo più remore a parlare di stress e siamo anche più disponibili ad andare dallo psicologo per prenderci cura della nostra mente, come abbiamo sempre fatto in passato per il nostro corpo.

Questo vuol dire che stiamo imparando a gestire lo stress, perché il primo passo è prenderne coscienza.

 

Sul lavoro siamo più puntuali ed efficaci. Perdiamo meno tempo negli spostamenti e le riunioni online sono più brevi e produttive. Diciamo le cose essenziali e passiamo da una riunione online all’altra rispettando i tempi.

Anche in questo caso, obbligati a districarci tra una call e l’altra, abbiamo migliorato la nostra gestione del tempo, imparando dall’esperienza i principi base del time management.

 

Il salto più grande l’abbiamo fatto nelle competenze digitali, che sono migliorate in poco tempo in modo esponenziale. Nel giro di qualche settimana abbiamo imparato a usare i programmi di comunicazione online di qualsiasi tipo, condividendo file e trovandoci catapultati in call con persone che magari non avremmo mai conosciuto perché troppo lontane. Ci siamo attrezzati a casa con quello che avevamo, scoprendo funzioni dei nostri cellulari e dei nostri tablet che non avremmo mai immaginato.

Abbiamo superato la paura di provare programmi nuovi e ci siamo abituati ai documenti in pdf, abbandonando la carta e aiutando il pianeta.

 

Ma il grande cambiamento, il più importante e profondo, che ci aiuterà ad andare oltre questa terza ondata di contagi, è un altro. È l’essere diventati molto più empatici, perché abbiamo condiviso e continuiamo a condividere tutti le stesse paure e le stesse preoccupazioni. Questo grande cambiamento, l’esserci scoperti deboli e fragili, ci ha unito nelle emozioni e ci ha fatto sentire tutti più uguali. Consentendoci di “sentirci”  l’un l’altro, attraverso lo sguardo al di sopra delle mascherine che prima o poi abbandoneremo.

Articolo originariamente pubblicato su Ratio Quotidiano il 17 Marzo, a cura di Emanuela Barreri

 

Image by rawpixel.com

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