Lavoro remoto, smart working, telelavoro… che differenza c’è?

Con la Pandemia di Covid-19 e i successivi lock-down, le modalità lavorative di molte realtà sono cambiate in modo repentino, spesso trovando le imprese decisamente impreparate a gestire i team di lavoro a distanza.

Tuttavia, il lavoro remoto è oggi entrato nella pratica e nella conversazione di tutti gli imprenditori e i lavoratori: conoscerne le sfumature e le norme che lo regolano è fondamentale!

In questo articolo approfondiamo le diverse modalità in cui si può lavorare da casa, con le relative differenze.

Le differenze tra le modalità di lavoro a distanza

La transizione al lavoro a distanza, sebbene avvenuta in modo repentino nell’ultimo anno e mezzo, sarebbe per alcuni un cambiamento “annunciato”: d’altra parte, le tecnologie digitali consentono già da tempo di svolgere a distanza moltissime attività tradizionalmente svolte in ufficio.


Ma se prima lavorare da casa era un evento piuttosto eccezionale e si trattava di una pratica ”rara” e poco regolamentata nel contesto aziendale e nei contratti, oggi non è più possibile ignorarla. I dati che rilevano 
quanto il lavoro remoto sia diffuso in Italia e in Europa evidenziano che probabilmente è anche qui per restare… se non per tutti, per molti!

Questo ha portato conseguentemente a un adeguamento delle modalità, delle regole e dei contratti di lavoro: esistono, infatti, diversi modi per “lavorare a distanza”.

Per indicare un lavoro svolto a distanza, in particolare avvalendosi delle tecnologie digitali, si dice che:

  • si lavora in remoto
  • si fa smart working, o lavoro agile
  • si fa telelavoro

Questi termini vengono talvolta utilizzati impropriamente o in modo intercambiabile. In realtà indicano modalità lavorative diverse: quali sono quindi le principali differenze tra lavoro remoto, smart working o telelavoro?

Che cosa significa lavorare in remoto?

Il luogo di lavoro è un elemento chiave del rapporto lavorativo: per un’ampia fetta di occupazioni, siamo abituati a identificare come il “luogo di lavoro” l’ufficio o la scrivania presso la sede dell’azienda o del cliente. Quando lo stesso lavoro viene svolto presso altri luoghi, avvalendosi naturalmente delle tecnologie digitali che lo consentono, parliamo di lavoro in remoto, sia che il lavoratore si trovi nell’edificio accanto, casa propria o una caffetteria di Parigi!

In generale, quindi, con il termine lavoro “remoto” si indica semplicemente che il lavoro viene svolto “altrove” rispetto alla sede: il termine è quindi piuttosto generale e non ci dice molto altro, oltre a chiarire che il lavoratore “non è in sede”. Ci sono infatti altri due termini di uso comune che offrono più informazioni sulle modalità lavorative in remoto: smart working e telelavoro.

Vediamo cosa prevedono!

Che cosa significa lavorare in modalità “telelavoro”

Il telelavoro è la modalità lavorativa in remoto che prevede che il lavoratore esegua la sua attività lavorativa al di fuori della sede di lavoro e attraverso strumenti e tecnologie della comunicazione appropriati, ma nel totale rispetto degli orari e dei modi previsti dalla stessa attività svolta in ufficio.

Il telelavoro non offre, quindi, molta flessibilità al lavoratore che si trova a operare in questa modalità: la mansione deve infatti essere svolta in un luogo idoneo allo svolgimento della prestazione, e il lavoratore deve garantire la sua attività e il collegamento con la sede nell’orario lavorativo previsto dal contratto. In pratica, si tratta di trasporre la mansione lavorativa dai locali dell’impresa a una postazione remota, senza alcun cambiamento in termini di modi e orari di esecuzione. Nel caso del telelavoro, l’attività lavorativa deve essere svolta da casa, o al limite in un altro ufficio debitamente preposto: il lavoratore non potrebbe infatti garantire la continuità delle sue funzioni e della connessione in altri luoghi!

Che cosa significa lavorare in modalità “smart working”

Lo smart working, anche chiamato lavoro agile, è una modalità lavorativa che non prevede un preciso luogo di svolgimento, e neanche un orario prefissato.

Quindi, è possibile fare smart working da casa o da una sede distaccata, come nel caso del telelavoro; ma anche una caffetteria, un parco o uno spazio di co-working andranno benissimo… posto, naturalmente che si abbia con sé gli strumenti per lavorare (laptop, smartphone) e sia disponibile una buona connessione Wi-Fi!

Oltre che ampia flessibilità di luogo lavorativo, lo smart working prevede anche ampia flessibilità di orari, che sono tendenzialmente scelti dal lavoratore. La modalità di lavoro agile, infatti, prevede un maggiore focus sul risultato finale, più che sugli orari fissi da rispettare e sul monte ore totali. Il lavoratore agile sceglie quando e dove lavorare, ma deve rispettare determinante scadenze e produrre i risultati prefissati.

Le principali differenze tra smart working e telelavoro

Le principali differenze tra smart working e telelavoro riguardano in particolare due dimensioni lavorative:

  • il luogo di lavoro
  • l’orario di lavoro

Lo smart working, o lavoro agile,  non prevede vincoli a livello di orario e di spazio. Lo stesso termine “smart” (“intelligente”) indica l’ottimizzazione delle risorse: l’autogestione di luoghi e tempi da parte del lavoratore porta a migliorarne la produttività e a lasciare spazio a un miglior equilibrio tra vita privata e lavoro.

Naturalmente, la flessibilità organizzativa dello smart working richiede che il lavoratore abbia a sua disposizione i mezzi adatti (laptop, connessione wifi, smartphone…) per svolgere la sua attività in  vari luoghi.

Anche il telelavoro è possibile solo con l’adeguata strumentazione: in modalità telelavoro il lavoratore ha però una postazione fissa, anche se situata in un luogo diverso dalla sede. Il telelavoro si distingue quindi dallo smart working per la minore flessibilità non solo rispetto al luogo dove viene svolta la prestazione, ma anche in termini di orario. Nel telelavoro, come abbiamo visto, gli orari devono rispecchiare quelli stabiliti dall’azienda, in genere gli stessi previsti per il personale che lavora presso la sede.

Il futuro del lavoro in remoto: smart working o telelavoro?

Telelavoro e smart working sono entrambe modalità di lavoro in remoto, ma non sono la stessa cosa.

Lo smart working deriva, in effetti, dal telelavoro: grazie alle nuove tecnologie a una sempre più performante capacità digitale, lo smart working è in continuo sviluppo e diffusione. Rispetto al telelavoro, infatti, lo smart working consente di ottimizzare le risorse, risparmiare sui costi e aumentare la produttività dei lavoratori, oltre che di offrire una maggiore flessibilità nella gestione del luogo e degli orari di lavoro. Prevede inoltre una regolamentazione ad hoc in continuo aggiornamento, che è possibile consultare sul sito del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali.

Senza dubbio, la Pandemia di Covid-19 ha costretto tante aziende ad accelerare il processo di digitalizzazione e ad avviare le modalità di lavoro in remoto per i propri lavoratori e collaboratori. 

Certo, non tutti ne sono entusiasti… e non tutte le attività erano effettivamente pronte a implementare queste modalità nella gestione del lavoro. Tuttavia si tratta di un processo per molti aspetti inevitabile, che traccia la strada per il futuro del lavoro: capire ed essere preparati ad affrontare questi cambiamenti è quindi fondamentale per tutti, imprenditori e lavoratori.

Se desideri maggiori informazioni sulla gestione del lavoro e del team per la tua attività, contattaci: saremo lieti di valutare con te le soluzioni più adatte a ottimizzare la produttività della tua impresa!

Photo by Chris Barbalis on Unsplash

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